Planning eating

 In English upon request, this post speaks of my views on nutrition as originated from a dinner with five hundred kg of red meat, seeds, ginger, potatoes, baobab and alagae.

Riflessioni a cena

Stasera ho mangiato circa ottocento calorie di cui circa seicento di carne. Sto benissimo e, da sportiva, mi sento felice. Ho mangiato quattro hamburger di carne scelta, scottona e chianina, con mezza patata rossa e una maionese vegetale di semi di canapa, lino e baobab. Ho preparato anche una focaccina di mais e alga spirulina con coriandolo. Da bere Zenzero fresco e Coca Cola. Sto benissimo. Ho dormito bene. 

Avevo  bisogno di proteine e non avendo quelle in polvere con cui preparare i miei milkshake o le mie crêpes, ho ripiegato sulle proteine naturali: carne e vegetali.  Gli aminoacidi in capsule, che prendo, vanno bene in allenamento, ma essendo capsule non soddisfano il bisogno di cibo. È come essere nutriti per flebo, manca la parte sensoriale e digestiva. Servono per viaggi in zone estreme, per situazioni in cui non si trova cibo facilmente e per gli allenamenti quotidiani, proprio per integrare e dare quello che l’alimentazione naturale non può dare: la selezione, quello che serve all’obiettivo.

Ho seguito vari stili alimentari e conosciuto persone che ne sponsorizzavano di tutti i tipi. I risultati sono gli stessi: senza integrazione, la natura detta i propri limiti di sviluppo, di concentrazione e di resistenza. La digestione può rallentare tutto. Senza prodotti specifici, certi obiettivi non si raggiungono.

Tornando alla carne, quando buona, soddisfa per ore. Deve essere mangiata in modo semplice, con pochi oli e poco contorno, altrimenti non ne si può apprezzare l’apporto proteico e lo stomaco va in confusione. Meglio senza pane. Riempie, c’è, ma non appesantisce e non gonfia. Oggi mi sono allenata bene e ne sentivo il bisogno. Cinquecento grammi. 

Mi rendo conto che il mio modo di mangiare non è esattamente a buon mercato, ma funziona bene. Prodotti di qualità ed in quantità.

Ho elaborato questo metodo come single, non pensando all’economia di una famiglia, ma sarebbe stato scorretto farlo: vale per la persona in astratto e non è mia intenzione fare i conti in tasca o al posto della gente. Un prodotto può essere costoso per alcuni, ma persino gratuito per altri. Non è quindi mio interesse ragionare influenzata dai costi, nel rispetto delle condizioni socio-economiche di chiunque. 

Due volte al mese due pasti seri di carne vanno fatti. La carne deve essere di medio-alta qualità, altrimenti meglio evitare. Come capire la qualità di una carne? Lascio a voi questo compito. Io mangio solo vitello, manzo e cavallo. 

Almeno un pasto serio di pesce a settimana, se non due, uno a base di pesce azzurro ed uno a base di crostacei, tutti in quantità. Io non mangio mai meno di duecento grammi di cibo proteico, ho già quarant’anni e sono circa centosessantacinque centimetri con ossatura media. Tanti grammi, in teoria. Nessun nutrizionista ne ha mai prescritti tanti, eppure funziona benissimo, perché ho selezionato ed eliminato i grammi nei cibi non funzionali. L’aspetto impegnativo dei pasti salati e di carne è che portano a bere: non sono auto-idratanti e richiedono di integrare. Da questo punto di vista, sono messi alla prova i reni. La mia conclusione è sempre la stessa: serve eliminare  i cibi non funzionali all’interno del pasto di carne.

Per il resto uova, legumi, cereali integrali in vario modo, con proteine da latte, nei restanti tre-quattro giorni vanno benissimo. Avere come base una dieta povera di glutine, con proteine vegetali e molta frutta con spezie mantiene il corpo fluido e pulito. Le proteine da carne sono però importanti. Ne ho fatto a meno per qualche mese, ma, in tutta onestà, le ho cercate di nuovo. Non ero legata al gusto di ricette specifiche. Ad un certo punto ho proprio tornato a sentire il bisogno di carne. Ricetta semplice, bistecca cottura media con patate. Avrei avuto tante ricette tradizionali da cui tornare, ma non è accaduto. Avendo superato il rapporto psicologico con il cibo ed essendomi evoluta verso quello funzionale, ho introdotto cibi nuovi. Quello che ho vissuto io, lo vivono in tanti tutti i giorni. Approcciare una dieta significa anche modificare  il rapporto affettivo e psicologico con le ricette e le abitudini. Per questo motivo non è solo una questione di calorie, ma è anche una questione di stile.

Tornando alla carne, oltre  a fornire zinco, ferro, mantiene attivo il sistema digestivo e immunitario. Le proteine animali sono come i pesi in palestra. Quelle da pesce, più leggere, fanno molto bene anche alle articolazioni e al sistema cardiovascolare. Invertire le proporzioni sovraccaricherebbe il corpo. Per un fisico agile, resistente e asciutto serve nutrirsi al 50% secondo dieta vegetariana con proteine da legumi, uova e semi e zuccheri da frutta fresca e secca. Il restante 40% in prevalenza pesce, poi carne rossa, incluso cuore, fegato. Almeno un 10% di integratori di vario genere in base alle necessità, integratori femminili, per studiare, mantenere il tono muscolare o altri obiettivi preventivi. La dieta vegana è ipoenergetica  e la dieta “mediterranea” (da ridefinire geograficamente) è basata su troppi cereali e carboidrati. 

Le mie percentuali personali, in realtà, sono diverse, ma io sono sportiva e non faccio testo. 

La divisione in diete geografiche aveva senso quando il commercio non era internazionale. Oggi si può scegliere tutto. Certamente  prodotto locali sono ottime opportunità per avere qualità con serenità, meno passaggi e meno necessità di controllo dal produttore al consumatore. Gli standard del commercio impongono, per trasporto e conservazione, parametri che eliminano prodotti validi localmente. Sta quindi al singolo fare la scelta finale sulla propria lista della spesa. Non tutti sanno raccogliere la frutta.

Per scelta io non mangio maiale, non mangio selvaggina, non mangio pollo, tanto meno agnello, quindi carne locale come l’abbacchio. Mangio solo manzo, vitello, cavallo: solo carne da grandi animali muscolari e adulti allevati al pascolo. Niente proteine da animali di piccola taglia allevati al chiuso o da cuccioli. La selvaggina non mi interessa. La carne degli animali di piccolo taglio non mi stimola: si smembra troppo in fretta e non amo dover pulire ossa piccole. O la costata, o Niente. Solo grandi ossa, solo carni spesse. Sono sempre stata così. Quando mi davano coniglio, gallina, faraona, pollo, io prendevo sempre prima frattaglie (cuore e fegato) poi petto, poi coscia. Ricordo che mangiavo quasi un pollo intero da sola. Erano sempre troppo piccoli. Il giovedì era il giorno del mercato, quello in cui mio padre passava in piazza a comprarmi pollo con patatine. Buono, ma preferivo la bistecca di cavallo di mia madre o la gallina ruspante con salsa verde di mia nonna. Le alette e le zampine non le ho mai amate, troppo piccole. I conti tornano: cuore e fegato sono le parti più proteiche. Amavo il fegato con prezzemolo e porro. Tutto torna. Oggi, quando ho fame, a seconda dell’umore, sento il bisogno di cioccolato e frutta dolce o di carne, soprattutto pesce, ogni tanto carne rossa.

Non ho mai mangiato molti formaggi. Da piccola mi dava fastidio persino l’odore del Parmigiano. Crescendo ho imparato ad apprezzarne alcuni, ma infondo sono stati i primi che ho eliminato dalla dieta. Negli anni in cui ho guadagnato peso, mangiavo quegli abbinamenti come taglieri di formaggi e salse dolci con vini. Poi compensavo con centrifugati. Ho cenato anche con mozzarella di bufala fresca, mezzo kg. Buona, ma non mi manca. Ho preso quindici kg in quel periodo.

Sono stata in Francia. I francesi sono magri innanzitutto perché mangiano poco in generale e mangiano poco glutine Poco pane e pasta: principalmente baguette, crêpes e croissant. Per loro mangiare non è chic. Anche se hanno fame, si fermano. I francesi amano essere magri e sentire quel senso di fame costante che li tiene sempre un po’ tirati, un po’ incazzati, ma anche sempre molto lucidi, spregiudicati e, a seconda dei gusti, affascinanti. I francesi sono fashion anche quando sono poveri: avere Parigi e la Costa Azzurra è un orgoglio nazionale, per cui tutti tengono ad essere magri come modelli. Questa è l’unica verità. La moda si respira ovunque, in Francia, in qualunque periferia, su qualunque bancarella, a qualunque prezzo.

In Italia si ama mangiare proprio per riempirsi la pancia e spesso, come alibi, si usano la mamma, la tradizione, la cultura. In Spagna si mangia per stare insieme, il cibo è molto “social”, infatti le tapas sono nate là e la stessa paella non è come un risotto individuale. I paesi di cultura spagnola si sono fatti conoscere per nachos, tacos, e stuzzichini, anche sangria. Tutti cibi per stare in compagnia. 

Nel Nord Europa si mangia per nutrirsi. Non brilla infatti per nessuna tradizione culinaria speciale e molti cibi insipidi  o grassi vengono da quelle zone. Molti problemi alimentari, dal morbo della mucca pazza alla salmonellosi, sono originari del Nord ed Est Europa. L’area mediterranea, invece, essendo dotata di molta frutta fresca, secca e spezie,  ha meno bisogno di cucinare. La potenza della frutta fresca e secca  è tutt’altro che da sottovalutare. 

Anche io amo il senso di sazietà, di quando in quando. Anche io ho ereditato questa mentalità, per questo ho dovuto escogitare strategie salva linea.

Tornando ai cibi, con i latticini si ingrassa. I latticini sono tali da non essere quasi mai mangiati da soli, ma richiedono abbinamento ad altri cibi. Credo di essere una delle poche je abbia cenato con mozzarella e basta o con parmigiano e basta per rimanere ”leggera”. Ci sono riuscita, ma il pasto non era completo nel gusto e imperfetto nell’apporto dei nutrienti.

Per questo motivo i latticini ingrassano. Il problema non è il cappuccino in sè o il latte del frullato o del milkshake. Raramente una persona cena con 200 grammi di parmigiano e basta. Come minimo gli abbina vino, salse, pasta, insaccati. Inlatticini sono una categoria molto ampia ed i formaggi, per natura, non sono cibi completi permunpasto bilanciato. La parte grassa di qualsiasi  alimento richiama altri cibi. I grassi servono per condire e devono essere “sgrassati”. Quindi un formaggio grasso fresco come il camembert, richiede un vino acido e minerale, per esempio. 

Dette tutte queste cose, la cucina occidentale è pesante. Immagino che le lobby di produttori abbiano interesse ad avere un cambiamento del mercato lento e certo. Ma per questo basterebbe una diversa politica di gestione delle scorte e di programmazione delle risorse. Non capisco perché non si possa affrontare il problema dello spreco in modo strutturale. I cambiamenti alimentari sono lenti, perciò c’e Il tempo di trovare canali distributivi nuovi e nuovi consumatori per quei cibi che non sono più consumati con la stessa frequenza.

Nella nostra società, immagino aumentare i preparati salutari per il fai da te, cioè quelle miscele di farine che ti permettono in pochi minuti di realizzare i tuoi dolci e salati in casa, evitando i conservanti. Per esempio io trovo molto comodo tutti i mix vegani per creare salse e pane: a base di semi si conservano in modo facile ed in modo altrettanto facile si preparano senza essere precotti. Immagino un cambiamento nei forni, che già sta avvenendo, ma in modo ancora limitato. Questo comporta cambiare alcune colture. Me ne rendo conto. Tuttavia, non avendo i numeri dello spreco, non so quanto effettivamente non si tratti di un  timore paventato e basta. Troppo spesso ho visto spreco immotivato.

Recentemente ho assaggiato un kefir alla menta in uno dei supermercati più innovativi del momento. Francamente l’ho trovato poco gustoso e ridicolo. La menta era aggiunta e contrastava con il sapore principale del kefir, comunque debole. Non credo che l’innovazione passi dal fornire questo tipo di varietà. Il kefir non è come lo yoghurt. L’offerta è già soddisfatta da tutta la tipologia di yoghurt ottenuti da tutti i tipi di latte con tutti i tipi di gusti e consistenza. Lo posso dire perché ho fatto in casa sia kefir che yoghurt. Ho comprato i fermenti ed ho fatto il kefir da vari tipi di latte. Mio padre comprò la yoghurtiera a calore e mi sono abituata anche allo yoghurt fresco di nottata. Semplice, semplicissimo, si prepara da solo. È solo latte che fermenta col  calore.

Ecco come sono arrivata a propormi come consulente, pur non essendo partita con questo obiettivo anni fa. Ho iniziato a raccogliere conoscenza ed esperienza, dando un senso all’interno di un metodo.

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